Archivio per Dicembre, 2008

Energie rinnovabili addio!Il governo taglia sul futuro dell’Italia

inquinamentoIl governo ha scelto la strada del carbone e del petrolio, dell’inquinamento e delle multinazionali.  Il decreto 185/08 del 29-11-08 infatti, tra i tanti provvedimenti “anticrisi”, dice che non ci saranno più le agevolazioni fiscali del 55% per tutti gli interventi di riqualificazione energetica (legge Bersani). No a pannelli solari e fotovoltaici, a caldaie a condensazione, a doppi vetri alle finestre, a isolanti termici,a impianti di condizionamento. No a tutti coloro che vogliono consumare meno, alle aziende che hanno investito in queste tecnologie, no alle migliaia di persone che auspicavano di trovare un posto di lavoro nel settore, no ai progettisti delle costruzioni che puntano all’impatto zero.NO AL FUTURO DELL’ITALIA!

Perchè il governo non taglia il petrolio con le sue multinazionali? Perchè l’energia deve essere di pochi e non di tutti?

L’Italia sta tornando indietro, da parte di chi ci governa non c’è l’interesse per investire sul futuro del Paese. Francia, Spagna, Germania e ora Stati Uniti (Obama ha previsto un piano di 150 miliardi di dollari per le energie rinnovabili) marciano responsabilmente verso scelte innovative e di vero ambientalismo.

Si sa, in Italia è meglio pensare ai contentini propagandistici da campagna pubblicitaria (social card), al futuro ci penserà chi viene dopo di noi.

Francesco Roffi

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I giovani e l’ “ONDA”: la politica del disprezzo pacifico

C’è  una generazione di giovani che non riesce a vedere il proprio futuro: non lo scorge, nemmeno da lontano; non ha, per dire la verità, nemmeno idea della direzione in cui guardare. E’ quella generazione di giovani che, ormai tutti lo sanno, non si interessa alla politica e che ha, guarda caso, più o meno l’età della classe politica italiana. Questa “coincidenza” merita forse una riflessione. Appena fanciulli negli anni novanta, termini come “tangentopoli” e “mani pulite” erano per noi tanto familiari quanto incomprensibili, una sola cosa capivamo dai discorsi dei grandi: la politica era corrotta, o meglio la politica non era mai stata così profondamente corrotta e criminosa. L’assetto politico italiano entra in crisi, i vertici ne escono gravemente indeboliti e delegittimati, e tra gli elettori si diffonde un clima di profonda sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali: è in questo clima che la nuova classe politica si insedia. E’ in questo clima che la figura di Berlusconi si affaccia nel panorama italiano, destinato a subirne gli effetti in tutto e per tutto. Attraverso discorsi sapientemente riduttivi viene introiettata nell’opinione pubblica l’idea che l’elettorato di sinistra sia composto prevalentemente da nostalgici del comunismo, vecchi e corrotti, in qualche modo (e per qualche ragione) sovieticizzati: un organismo alieno dipinto attraverso una costruzione tutta in negativo (nel senso letterale del termine), dove l’accusa di nichilismo assume connotati morali (quasi religiosi) che visti con il senno di poi appaiono a dir poco imbarazzanti. Berlusconi dà così inizio ad una politica rassicurante, fatta di sorrisi smaglianti, ostentata sicurezza, promesse che, quando disattese,finiscono per essere dimenticate grazie qualche battutona simpaticamente inappropriata (dietro le quali si sprecano fiumi di parole, anche da parte della stessa sinistra che, sprecandosi in “intellettualismi”, fa precisamente il gioco del Premier), fissando la credenza del pubblico sull’intensità della propria convinzione anziché sulla forza persuasiva delle argomentazioni (questo, nel gergo tecnico di chi studia comunicazione politica si chiama metodo dell’autorità…la dice lunga no?).

Questo è il berlusconismo e tutti ci sono cascati: la destra salta al volo sul carro, la sinistra si scandalizza. Nulla cambia. Berlusconi vince un mandato, poi un altro, poi un altro ancora: la sinistra arranca, soccombe, si riprende, si divide, soccombe, si divide, si tradisce…soccombe. In estrema sintesi Berlusconi ha centrato tutti i suoi obiettivi, e li centra tuttora; tutti gli altri lo prendono ripetutamente in quel posto senza che, di fatto, nulla di sostanziale cambi.

Ora, al di là delle ideologie, al di là della verità e della menzogna, per un giovane nato e cresciuto a pane e Berlusconi, in un clima politico del genere, consapevole di essere uno degli anelli più deboli della catena di un paese che si avvia alla catastrofe, senza avere gli strumenti per contrastare un sistema che ormai è trasversalmente accettato anche al di fuori degli ambienti istituzionali, di fronte ad una classe politica che si smentisce giorno dopo giorno una sola cosa è chiara: la politica non è lì per lui. La politica fa il suo gioco e lui non è né il vincitore né il vinto; è lo spettatore di uno spettacolo aberrante e sudicio che non si risparmia nulla. Non vuole vedere, e nemmeno guardare; la schifa, la politica…per quel che può contare.

Poi succede che lo prendono in causa, ad un tratto si ricordano che lui esiste: proprio quando salta fuori che lì, nella carcassa che gli hanno lasciato da spiluccare, c’è ancora qualche milioncino da spolpare. EH NO, BELLI! Sparare sulla croce rossa è per antonomasia la più infame delle azioni. E allora è successo che il popolo dell’antipolitica (termine ormai consumato, soprattutto nella sua accezione negativa),i giovani, che non a caso avevano sperato in Grillo quando volle mandare a casa i politici, dal primo all’ultimo (quella bella chimera in cui nessuno poi, logicamente, aveva realmente creduto) si sono costituiti folla, fiume, soggetto sociale:  “Onda” di persone che sfilano non per annunciare un credo (davvero qualcuno ha pensato che fosse tornato il ‘68? Non ci crederei nemmeno sotto tortura) e nemmeno per sventolare una bandiera. Sono gente che annuncia se stessa, e sventola la bandiera della giustizia. Non li prendi in giro quelle persone che non credono, né a destra né a sinistra…e neppure al centro. Raccontagli pure la tua fesseria, non ti ascolteranno. Raccontagli la bella favola, provocalo con la minaccia, non ti daranno ascolto. Poveri quelli che, spavaldi, hanno affermato che gli studenti (e il mondo della scuola tutto, ma non mi prendo la responsabilità di parlare per esso) sono stati strumentalizzati dalla sinistra: balle! O forse sono sogni, perché se così fosse sarebbe tutto molto più facile. Dividere e aizzare gli uni contro gli altri gli ultimi organi di rappresentanza della sinistra (i sindacati per ultimi, è cronaca) è per questo governo ormai un giochetto troppo facile, forse nemmeno più divertente.

Purtroppo per loro si sta muovendo come un magma, perché non può essere diversamente, la massa ancora disarticolata, promiscua (giovani, non giovani, intellettuali di destra e di sinistra, cattolici, giornalisti dentro e fuori dal nostro paese, in rete come sulla carta, a volte lo si sussurra perfino in televisione) ma bollente, delle persone che sembrano essersi accorte che questo brutto sogno sta durando troppo, al punto che, ormai, girarsi dall’altra parte non funziona più, non passa più, l’amarezza.

Si sa che il magma resta sotto la superficie per un tempo variabile prima che i gas provocati dal proprio ribollire acquisiscano una pressione sufficiente per farlo esplodere, eruttare e sconvolgere l’equilibrio perfetto che lo sovrasta. Si tratta di una questione di tempo, finalmente. E non esplode mai, il magma, prima del tempo. Prima che la sua potenza sia sufficiente per compiersi.

Peccato sarebbe, per questo nuovo Partito Democratico, lasciarsi sfuggire l’opportunità di cogliere questi profondi e legittimi dubbi che turbano e agitano il nostro paese. Un opportunità, invece, forse, sarebbe quella di mostrarsi una volta per tutte interprete del nostro tempo: un vero baluardo di quei valori che oggi sono etici, più che ideologici, e che possano restituire credibilità al nostro paese, alla suo futuro e alle sue potenzialità.

Non vorremmo dover aspettare un intero ricambio generazionale, anche se ampiamente auspicabile.

Alice Pani

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25 Ottobre:festa per la Democrazia

Il Circo Massimo è gremito. Il brusio cresce, monta entusiasta, si accumula ed esplode gioioso all’apparizione di Walter Veltroni sul piccolo palco circondato dalla folla sterminata. Sventolando il braccio destro saluta il mare di bandiere festanti e attacca il tanto atteso discorso, il discorso della riscossa: “SIAMO QUI CONTRO IL REGIME E PER LA LIBERTA’. VOGLIAMO MANDARE A CASA QUESTO GOVERNO CHE DISTRUGGE LA FIDUCIA DEI CITTADINI NELLO STATO, SPRECA LE RISORSE E RIDUCE LA LIBERTA’ DI CIASCUNO DI NOI. UN GOVERNO CHE E’ CONTRO L’ECONOMIA, CONTRO IL RISPARMIO, CONTRO LE PROFESSIONI, CONTRO LA SCUOLA, LA RICERCA E L’UNIVERSITA’. UN GOVERNO CHE ISTIGA ALL’ODIO E NON PROMUOVE LA CONCORDIA SOCIALE. SIAMO QUI A PROTESTARE CONTRO LA PEGGIOR LEGGE FINANZIARIA DELLA STORIA REPUBBLICANA. MA NOI TORNEREMO PRESTOA GOVERNARE ANCHE PER CHI HA VOTATO PER LORO. ORA TORNATE NELLE VOSTRE CASE, NELLE VOSTRE CITTA’ E SIATE MISSIONARI DELLA LIBERTA’! VIVA L’ITALIA, VIVA LA LIBERTA’!”. Silenzio. Le bandiere si sono fermate e sguardi perplessi, espressioni sgomente occhieggiano interrogative tra la folla….. “è o no un sogno stranissimo Giulia??”. La risposta della mia compagna di viaggio arriva rapida e tagliente accompagnata da un deciso schiaffo in fronte: “Hai vissuto a pane e TG4 di recente?? Quello era Berlusconi nella manifestazione del dicembre 2006 contro Prodi! Comunque, dormiglione, siamo quasi arrivati”. “E dire”, replico massaggiandomi la fronte e stropicciandomi gli occhi impaciugati di sonno, “che sembrava stesse parlando proprio dell’attuale governo”. Fuori dal finestrino il panorama è decisamente cittadino e vedo avvicinarsi la banchina ferroviaria sormontata dal cartello “ROMA OSTIENSE”: Il viaggio sul treno riservato ai Giovani Democratici di Bologna e iniziato alle 6 si conclude intorno a mezzogiorno. Piazzale Partigiani, punto di partenza del corteo che si riunirà con l’altro proveniente da piazza Esedra nell’arena del Circo Massimo, si fa trovare già mezzo pieno. Mentre gli ambulanti promuovono “er fischietto origginale antigovèrno”(compraterfischietto!! FIII!! FUORIGGIOCO BERLUSCONI!!), noi, zaino e bandiere in spalla, attendiamo la partenza del corteo approfittandone per firmare per il referendum contro il lodo Alfano. E alle 2 il corteo parte. E ci si sente Popolo, uniti sotto i colori di un partito nuovo che vuole affrontare la sfida dell’incredibile metratura del Circo Massimo, sicuro di vincerla e di starci pure stretto in quel monumento ai fasti dell’antica Roma, uniti da un’idea di Italia che crediamo veramente migliore di chi la governa a parole ma non a fatti, un’Italia della quale vogliamo essere partecipi, non orecchie per i proclami di chi ci vorrebbe dormienti ma menti critiche e mani per forgiare un paese moderno senza dimenticare le proprie radici basate sulla Costituzione repubblicana; l’idea di un Italia antifascista che si possa riconoscere senza tentennamenti nella lotta partigiana, che non liquidi l’argomento come una noiosa e sorpassata perdita di tempo; l’idea di un Italia democratica che ora come non mai reclama serietà e responsabilità a chi la governa; l’idea di un’Italia generosa e rivolta al futuro. E il colpo d’occhio quando si arriva in vista del Circo Massimo è incredibile. Entusiasmante ritrovarsi in una selva di migliaia di bandiere sventolanti. Dal palco parlano persone come noi che senza il dono della retorica espongono i problemi che affrontano tutti i giorni e che il governo si sta dimostrando totalmente inadeguato ad affrontare: piccoli imprenditori che si vedono vicini alla chiusura; rappresentanti delle Forze dell’Ordine che non hanno i soldi per l’inchiostro delle stampanti o per la benzina delle volanti; studenti che guardano con incertezza al futuro e precari che non arrivano alla fine del mese; immigrati che chiedono partecipazione in un paese che hanno imparato ad amare e a sentire loro. Fino a quando…Il brusio cresce, monta entusiasta, si accumula ed esplode gioioso all’apparizione di Walter Veltroni sul piccolo palco circondato dalla folla sterminata. Il suo discorso è solo un riassunto dei valori nei quali ci riconosciamo e che vengono accolti da ovazioni e rinnovato vigore nello sventolio del vessillo democratico. Il leader è importante ma, dietro di lui, siamo NOI quelli che contano, ognuno di noi nel piccolo della propria realtà; noi che ai “15 minuti di celebrità” che Warhol profetizzava, che sembrano essersi realizzati nella “cultura” del Grande Fratello, di Uomini e Donne e dell’Isola dei Famosi e che vogliono far passare come la strada semplice e in discesa per diventare qualcuno, preferiamo l’impegno e la partecipazione costante alla vita e al futuro della nostra Italia.

Alberto Solmi

Discorso di Veltroni. Guarda il video

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Osteria Grande tra sviluppo e vivibilità

“A pochi mesi dalle elezioni amministrative vi proponiamo, anche per rendere questo foglio ricco di riflessioni fin dal suo esordio, un’intervista al Coordinatore del Circolo del Partito Democratico di Osteria Grande: dieci domande ad Elis Dall’Olio per capire quali sono le necessità, ma anche le possibili risposte, nonché le posizioni del circolo rispetto a tre temi principali: SVILUPPO, SICUREZZA, ELEZIONI AMMINISTRATIVE.”

Alcuni esercizi commerciali si trovano in difficoltà; il Centro Commerciale è evidentemente vecchio e obsoleto, mentre sembra sempre più difficile, soprattutto per i giovani, riuscire ad avviare una propria attività. E’ possibile porre un rimedio a questo tipo di ristagno e quali opportunità si creerebbero attraverso un intervento ponderato e funzionale sul panorama commerciale a Osteria Grande?

img_2307Una comunità per crescere coesa, forte, sicura ha necessità di opportunità di lavoro, di servizi essenziali adeguati quali la scuola, servizi socio-sanitari ed alla persona e di una rete di vere opportunità di relazioni sociali in grado di rendere piacevole viverci. A Osteria Grande, pur avendo una discreta qualità della vita vi è molto da lavorare ed in particolare sulla rete dei  servizi commerciali certamente inadeguata alle esigenze che la comunità esprime. Occorre lavorare da subito per una riqualificazione del centro commerciale ed utilizzare l’urbanistica per garantire un incremento organizzato della rete commerciale.

I cittadini, qui ad Osteria, hanno ormai smesso di chiederselo; un problema annoso che impedisce ogni fine settimana alle nostre famiglie di godersi una sana biciclettata pede-collinare e un enigma apparentemente inspiegabile: perché nel nostro paese il servizio ciclo-pedonale è così carente e cosa si può fare per migliorarlo?

Qui si pone un argomento ad alta sensibilità nella frazione ovvero una rete organizzata e piacevole di opportunità per passeggiare e comunicare. Inoltre ci viene segnalata da molti concittadini anche l’esigenza di un collegamento ciclopedonale verso l’area produttiva di Ozzano Emilia. Credo che siano sollecitazioni giuste, per cui un pezzo del programma elettorale da realizzare nel prossimo mandato dovrebbe riguardare questo argomento. Inoltre credo sia da considerare come urgenza la riqualificazione complessiva di Osteria Grande ed in particolare l’asse della via Emilia. Vi sono su quel tratto interventi edilizi di competenza dei privati per i quali l’Amministrazione Comunale deve stimolarne l’urgente attuazione.

img_2325Osteria Grande è un piccolo centro in espansione. Basti pensare ai nuovi edifici residenziali lungo la via Emilia ma soprattutto la nuova zona residenziale che dovrà nascere dietro al centro civico. Più cittadini vuole dire più esigenze di servizi sia commerciali che ricreativi per non limitare Osteria Grande a una “cittadina dormitorio” di periferia. In che direzione si dovrebbe ampliare o potenziare l’offerta di servizi?

Il Sindaco ha pensato ad un percorso partecipativo per lo sviluppo urbanistico del nostro territorio. Io mi trovo d’accordo: questo percorso, se attuato con serietà, costituirà anche un buon veicolo per fare riprendere quota alla credibilità della politica amministrativa, oltre a limitare dannose scelte di sviluppo urbanistico. Personalmente credo che Osteria Grande sia assumendo la giusta dimensione, per cui diventano argomenti rilevantissimi: lo sviluppo limitato, la non aggressione dei punti di eccellenza del territorio, il recupero funzionale per fruibilità del Quaderna, la centralità dei servizi rispetto allo sviluppo. La direzione di marcia dovrà necessariamente essere la riqualificazione dell’attuale centro commerciale ed l’ampliamento della rete in altre zona del nostro territorio, sempre baricentriche rispetto all’attuale assetto di sviluppo residenziale e produttivo. In altre parole occorrono condizioni di offerta in grado di garantire anziani e chi non ha possibilità di eccessiva mobilità.

Parliamo ora di una questione scottante: ai giovani “indigeni” Osteria Grande offre poco, si potrebbe quasi dire nulla; i vantaggi di un miglioramento in questo senso andrebbero non solo ai giovani, non solo a chi investisse per creare un’offerta, ma anche alle famiglie che avrebbero più garanzie rispetto ai luoghi e alle persone frequentati dai propri figli…

Sono proprio d’accordo. Ad Osteria l’offerta per i ragazzi locali è ragionevolmente scarsa costringendoli alla migrazione serale. L’amministrazione comunale dovrà impegnarsi, utilizzando anche la via dello sviluppo urbanistico, a proporre opportunità di investimenti per operatori del settore e non al fine di garantire ai nostri ragazzi di potere scegliere anche il loro territorio per divertirsi e socializzare. Credo che questo obiettivo potrebbe essere un pezzo importante del prossimo programma elettorale.

Altra ferita aperta: la zona artigianale di Osteria Grande. Parliamo di una questione molto seria, che colpisce gli investimenti e gli imprenditori passando per il malcontento, sempre maggiore, dei residenti della zona: come e dove si potrebbe intervenire in maniera efficace?

La “quaestio” zona artigianale sta assumendo contorni poco comprensibili. In questi anni diversi aziende con i loro dipendenti ed il loro reddito hanno migrato verso altri territori: l’impoverimento produttivo è un danno per la  comunità. Per questo credo sia indispensabile fare in modo che la nuova zona produttiva decolli quanto prima, stante anche la volontà concreta espressa da alcuni imprenditori locali. La sua realizzazione diventerebbe anche l’occasione per rendere maggiormente sicuro il sistema della viabilità locale come la circonvallazione per i mezzi pesanti.

Pensiamo ad uno degli argomenti più dibattuti di questi tempi: la questione della sicurezza. La nostra realtà è probabilmente meno esposta ai fatti di criminalità che si verificano nelle grandi città eppure gli episodi non mancano.

Come affrontare questo problema alla luce anche di ciò che sta accadendo su scala nazionale?

L’argomento sicurezza, molto complesso, è in grado di spostare il voto delle comunità. E’ indubbio che anche a osteria grande si siano verificati di recente fastidiosi episodi di microcriminalità. Quindi, sono certamente utili impianti di videosorveglianza del territorio.

L’argomento si può affrontare in vari modi. Sconsiglierei di porsi in modo emotivo.

Comunque il mio pensiero sul tema gira attorno a tre punti essenziali. Primo, incrementare gli addetti alle forze dell’ordine (carabinieri e polizia)- segnalo che il governo ha tagliato i fondi relativi. Secondo, pena certa per chi delinque da scontare per tutti reati in forme e luoghi diversi con il lavoro. Deve cessare l’attuale sistema carcerario che prevede sì la restrizione delle libertà nei casi gravi ma con i costi a carico della collettività. Terzo, politica di prevenzione fatta di scuola , cultura, lavoro, integrazione.

A livello locale occorre maggiore presenza delle forze dell’ordine, migliorare l’illuminazione nei punti bui ed esposti a rischio furti, incentivare la socializzazione anche con la realizzazione di collegamenti interni protetti (es. tra oratorio, impianti sportivi, bocciodromo e centro sociale) e come già detto migliorare l’offerta di qualità ambientale. E’assodato che l’ordine e la qualità ambientale sono garanzia di maggiore sicurezza.

Pare molto interessante elaborare un progetto di contatto con gli stranieri che abitano e lavorano nella nostra frazione, per cui nei prossimi mesi costituiremo un gruppo di progetto in grado di dare gambe all’idea.

Mancano sette mesi alle elezioni amministrative che porteranno alle urne i castellani per scegliere il Sindaco per il prossimo mandato: qual è la posizione del Circolo nei confronti delle elezioni primarie e della scelta del candidato?

Domanda molto impegnativa. Intanto il circolo non ha ancora discusso l’argomento, anche se credo debba essere una priorità nella nostra agenda dei lavori.

La nostra amministrazione ha garantito un ottimo livello di qualità di vita. Sono ovviamente a conoscenza che vi è un giudizio interlocutorio nella comunità nei confronti della nostra Amministrazione Comunale.

Credo che il Sindaco Zacchiroli abbia svolto un buon lavoro e che meriti, con gli opportuni cambiamenti, di governare anche il prossimo mandato. Questa è la mia opinione, spetterà poi agli organi del Pd e alle forze politiche e sociali che si riconoscono nell’area del riformismo laico e cattolico scegliere la candidatura per le elezioni del futuro Sindaco.

Primarie sì, primarie no; io sono un convinto sostenitore che il rafforzamento del legame tra cittadini e classe politica passa anche attraverso la selezione pubblica dei candidati, oltre ad una gestione trasparente, onesta e partecipata.

Non sono in grado di fare pronostici, ma posso garantire da parte del sottoscritto e del nostro circolo il pieno sostegno al candidato prescelto e la nostra convinta partecipazione alla redazione del programma, che si auspica partecipato e rispettoso del ruolo dei territori.

Concludendo, vorrei ringraziare di cuore tutti coloro che collaborano con il circolo ed in particolare i ragazzi per la partecipazione e creatività.

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Osteria Grande ha il suo giornale

Nasce un nuovo progetto.

Non esiste progetto, se non c’è un obiettivo. La prima domanda che ci poniamo quindi è: perché questo periodico? La risposta è al tempo stesso banale e complicata.

Banale perché riteniamo che vi sia la necessità di uno strumento di informazione locale (e non solo) che possa raccogliere le idee di molti. Complicata, perché nell’era del multimediale in cui quasi tutti hanno i mezzi per essere in contatto con l’altra parte del pianeta in qualsiasi momento della giornata, forse di un semplice giornale (foglio!) non se ne sentiva la mancanza.

Però dobbiamo anche pensare che viviamo in un paese. Metterei la “P” maiuscola se non fosse che viene solitamente utilizzata quando ci si riferisce ad una nazione. Il “paese” per definizione è un luogo dove ancora esiste un’intimità, dove il rapporto tra le persone dovrebbe essere genuino, diretto, dove tutti si conoscono.

Purtroppo tutto ciò viene sempre più a mancare. Allora, a fianco della tecnologia e delle infinite possibilità che ci offre, forse quello che manca è proprio il gusto di parlare insieme, faccia a faccia, di discutere, di criticare, di esporre le proprie opinioni.

Di recente i mass-media hanno parlato della mancanza di un’opinione pubblica in Italia. Quello che tutti noi possiamo notare con facilità è la tendenza ad un sempre più soffocante individualismo. Non c’è che dire: ognuno pensa per sé. Le idee e le opinioni risiedono nella mente dei singoli, qui vi si radicano e crescono senza il confronto, senza uno spirito critico, dando vita a massicce dosi di qualunquismo.

« L’opinione del Paese dovrebbe normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più. » (A. Saffi)

Allora il fine, l’obiettivo sopra annunciato, di questo periodico è proprio quello di risvegliare la voglia di discutere insieme; inutile dirlo, in maniera democratica, aperta, senza pregiudizi, cercando il confronto anche con chi la pensa diversamente.

Ovviamente vi esporremo il nostro punto di vista, potrete essere d’accordo o meno, potrà piacere oppure avrete qualcosa da dire. Ecco, in questo caso avremmo raggiunto il nostro obiettivo.

Andrea Bugamelli

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Noi ci siamo

Osteria Grande c’è, il Partito Democratico c’è, noi ci siamo.

Da alcuni mesi abbiamo intrapreso una strada nuova, un percorso che ci porta ad essere più vicini alla nostra comunità, al paese in cui viviamo, ai problemi e alle speranze dei nostri cittadini. Lo facciamo ascoltando e scrivendo. Ascoltiamo e scriviamo perchè siamo liberi, perchè crediamo nella democrazia, perchè crediamo nelle persone. Crediamo in DemOs come strumento di informazione, crediamo nelle iniziative e negli incontri che organizziamo, crediamo in Osteria Grande. Così è nato questo blog, come luogo in cui si fa comunicazione, in cui la democrazia si manifesta nel suo valore più alto: la libertà di pensiero e di parola. Noi ci siamo.

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