C’è una generazione di giovani che non riesce a vedere il proprio futuro: non lo scorge, nemmeno da lontano; non ha, per dire la verità, nemmeno idea della direzione in cui guardare. E’ quella generazione di giovani che, ormai tutti lo sanno, non si interessa alla politica e che ha, guarda caso, più o meno l’età della classe politica italiana. Questa “coincidenza” merita forse una riflessione. Appena fanciulli negli anni novanta, termini come “tangentopoli” e “mani pulite” erano per noi tanto familiari quanto incomprensibili, una sola cosa capivamo dai discorsi dei grandi: la politica era corrotta, o meglio la politica non era mai stata così profondamente corrotta e criminosa. L’assetto politico italiano entra in crisi, i vertici ne escono gravemente indeboliti e delegittimati, e tra gli elettori si diffonde un clima di profonda sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali: è in questo clima che la nuova classe politica si insedia. E’ in questo clima che la figura di Berlusconi si affaccia nel panorama italiano, destinato a subirne gli effetti in tutto e per tutto. Attraverso discorsi sapientemente riduttivi viene introiettata nell’opinione pubblica l’idea che l’elettorato di sinistra sia composto prevalentemente da nostalgici del comunismo, vecchi e corrotti, in qualche modo (e per qualche ragione) sovieticizzati: un organismo alieno dipinto attraverso una costruzione tutta in negativo (nel senso letterale del termine), dove l’accusa di nichilismo assume connotati morali (quasi religiosi) che visti con il senno di poi appaiono a dir poco imbarazzanti. Berlusconi dà così inizio ad una politica rassicurante, fatta di sorrisi smaglianti, ostentata sicurezza, promesse che, quando disattese,finiscono per essere dimenticate grazie qualche battutona simpaticamente inappropriata (dietro le quali si sprecano fiumi di parole, anche da parte della stessa sinistra che, sprecandosi in “intellettualismi”, fa precisamente il gioco del Premier), fissando la credenza del pubblico sull’intensità della propria convinzione anziché sulla forza persuasiva delle argomentazioni (questo, nel gergo tecnico di chi studia comunicazione politica si chiama metodo dell’autorità…la dice lunga no?).
Questo è il berlusconismo e tutti ci sono cascati: la destra salta al volo sul carro, la sinistra si scandalizza. Nulla cambia. Berlusconi vince un mandato, poi un altro, poi un altro ancora: la sinistra arranca, soccombe, si riprende, si divide, soccombe, si divide, si tradisce…soccombe. In estrema sintesi Berlusconi ha centrato tutti i suoi obiettivi, e li centra tuttora; tutti gli altri lo prendono ripetutamente in quel posto senza che, di fatto, nulla di sostanziale cambi.
Ora, al di là delle ideologie, al di là della verità e della menzogna, per un giovane nato e cresciuto a pane e Berlusconi, in un clima politico del genere, consapevole di essere uno degli anelli più deboli della catena di un paese che si avvia alla catastrofe, senza avere gli strumenti per contrastare un sistema che ormai è trasversalmente accettato anche al di fuori degli ambienti istituzionali, di fronte ad una classe politica che si smentisce giorno dopo giorno una sola cosa è chiara: la politica non è lì per lui. La politica fa il suo gioco e lui non è né il vincitore né il vinto; è lo spettatore di uno spettacolo aberrante e sudicio che non si risparmia nulla. Non vuole vedere, e nemmeno guardare; la schifa, la politica…per quel che può contare.
Poi succede che lo prendono in causa, ad un tratto si ricordano che lui esiste: proprio quando salta fuori che lì, nella carcassa che gli hanno lasciato da spiluccare, c’è ancora qualche milioncino da spolpare. EH NO, BELLI! Sparare sulla croce rossa è per antonomasia la più infame delle azioni. E allora è successo che il popolo dell’antipolitica (termine ormai consumato, soprattutto nella sua accezione negativa),i giovani, che non a caso avevano sperato in Grillo quando volle mandare a casa i politici, dal primo all’ultimo (quella bella chimera in cui nessuno poi, logicamente, aveva realmente creduto) si sono costituiti folla, fiume, soggetto sociale: “Onda” di persone che sfilano non per annunciare un credo (davvero qualcuno ha pensato che fosse tornato il ‘68? Non ci crederei nemmeno sotto tortura) e nemmeno per sventolare una bandiera. Sono gente che annuncia se stessa, e sventola la bandiera della giustizia. Non li prendi in giro quelle persone che non credono, né a destra né a sinistra…e neppure al centro. Raccontagli pure la tua fesseria, non ti ascolteranno. Raccontagli la bella favola, provocalo con la minaccia, non ti daranno ascolto. Poveri quelli che, spavaldi, hanno affermato che gli studenti (e il mondo della scuola tutto, ma non mi prendo la responsabilità di parlare per esso) sono stati strumentalizzati dalla sinistra: balle! O forse sono sogni, perché se così fosse sarebbe tutto molto più facile. Dividere e aizzare gli uni contro gli altri gli ultimi organi di rappresentanza della sinistra (i sindacati per ultimi, è cronaca) è per questo governo ormai un giochetto troppo facile, forse nemmeno più divertente.
Purtroppo per loro si sta muovendo come un magma, perché non può essere diversamente, la massa ancora disarticolata, promiscua (giovani, non giovani, intellettuali di destra e di sinistra, cattolici, giornalisti dentro e fuori dal nostro paese, in rete come sulla carta, a volte lo si sussurra perfino in televisione) ma bollente, delle persone che sembrano essersi accorte che questo brutto sogno sta durando troppo, al punto che, ormai, girarsi dall’altra parte non funziona più, non passa più, l’amarezza.
Si sa che il magma resta sotto la superficie per un tempo variabile prima che i gas provocati dal proprio ribollire acquisiscano una pressione sufficiente per farlo esplodere, eruttare e sconvolgere l’equilibrio perfetto che lo sovrasta. Si tratta di una questione di tempo, finalmente. E non esplode mai, il magma, prima del tempo. Prima che la sua potenza sia sufficiente per compiersi.
Peccato sarebbe, per questo nuovo Partito Democratico, lasciarsi sfuggire l’opportunità di cogliere questi profondi e legittimi dubbi che turbano e agitano il nostro paese. Un opportunità, invece, forse, sarebbe quella di mostrarsi una volta per tutte interprete del nostro tempo: un vero baluardo di quei valori che oggi sono etici, più che ideologici, e che possano restituire credibilità al nostro paese, alla suo futuro e alle sue potenzialità.
Non vorremmo dover aspettare un intero ricambio generazionale, anche se ampiamente auspicabile.
Alice Pani
